ESERCIZIO DI PREGHIERA 10

 PREGHIERA EVOCATIVA

A PARTIRE DAI SENSI

..................................

Colgo attraverso i sensi alcune cose o situazioni che collego a Dio, parlando con Lui e pregandolo.

Esempi:

- Al semaforo:
La tua legge, Signore, mi guida e mi orienta; mi fa capire quando procedere, quando porre attenzione, quando fermarmi, perchè il mio cammino sia sicuro.

- Al Bar:
Signore, tu sei ristoro nella mia vita; fa' che non goda dei tuoi beni solo per me e per il mio piacere, ma sappia condividere con gli altri, nella comunione delle realtà materiali e spirituali.

- In Banca:
Aiutami, Signore, a gestire i tuoi beni non con avarizia o sperperando, ma con equità e giustizia; fa' che non sia attaccato al denaro, nè preoccupato nel averne poco.

- Al Ipermercato:
Signore, questa cosa mi serve davvero per la vita o ne sto diventando schiavo?
Compro il necessario e l'utile o mi perdo nell'inutile e nel superfluo?

- Al pasto:
Sto esagerando nel cibo, Signore? Sto esagerando nel non mangiare, per mostrare meglio me stesso?
Aiutami a scegliere quello che serve e che basta per crescere nella tua volontà e nella serenità della mia vita.

- Il traffico:
Signore, aiutami a dare ordine alla mia giornata, a non fare le cose in fretta e furia, a non mettere agitazione e ansia a me e agli altri.

- Un "buongiorno":
Forse ho salutato male e superficialmente; aiutami, Signore, a sorridere meglio all'altro, a capire che basta un semplice sorriso per fare tanto bene a me e all'altro, e a vivere meglio l'incontro con Te.

- In Farmacia:
Mi preoccupo e mi agito per la cura del mio corpo...e per quella del mio spirito, che cosa sto facendo?
Signore, mentre curo il mio corpo, fa' che impari anche ad affidarmi meglio alla tua volontà su di me, alla tua Provvidenza, alle tue cure per me.

ESERCIZIO DI PREGHIERA 9

 ESERCIZIO DELLA PREGHIERA


RAPPORTATA A UNA COSA O PERSONA

...

"COME ESSA E'..."

"COME ESSA NON E'..."

...

Prendiamo una cosa qualunque, concreta e materiale, ad esempio: l'acqua.

IN POSITIVO: "Come essa è..."
Esamino me stesso, rivolgendomi a Dio e chiedendo di essere anch'io come l'acqua: trasparente, puro, capace di dissetare, limpido, fresco, capace di scorrere con l'animo, il cuore e la mente sulle cose,...

IN NEGATIVO: "Come essa non è..."
Esamino me stesso, rivolgendomi a Dio e chiedendo di non essere come l'acqua: inquinata, inquinante, violento nello straripare, stagnante, freddo e glaciale,...

Altri esempi: il sasso, la montagna, il sole, la strada, il fiore, il denaro,...

* * *

Anche con le persone, possiamo applicare a certi comportamenti che vediamo attorno o su di noi (senza invece applicare il giudizio morale), l'esercizio del chiedere a Dio di essere "come è..." quella persona (generoso, attento, silenzioso, calmo, in ascolto,...) e di non essere io "come non è..." (in negativo) quella persona in quell'atteggiamento: superiore agli altri, freddo, frettoloso, istintivo, irascibile, suscettibile...

Ogni esempio di bene mi aiuta a pregare per seguirlo e migliorare, io e l'altro; ogni esempio di male mi aiuta a pregare per non seguire quell'atteggiamento, da parte mia e da parte sua.

ESERCIZIO DI PREGHIERA 8

 ESERCIZIO DI PREGHIERA ASSOLUTIVA

IN CASO DI ODIO, GELOSIA, INVIDIA
VERSO UNA PERSONA
VERSO CHI CI FA DEL MALE

----------------------------------

.1.

Focalizzare con la mente l'immagine della persona odiata.
(Ogni volta poi che la incontro, metto in atto subito questo esercizio)

.2.

Recitare una Ave Maria, o una espressione di benedizione: es.: "Il Signore ti conceda la pace", "Splenda su di te la luce del Suo volto",...

.3.

Ogni volta che dalla memoria o dall'inconscio riemerge l'immagine e il sentimento negativo verso quella persona, ridico la preghiera o la formula di benedizione.

.EFFETTI.

PRIMO: prego su una realtà concreta e cruciale, avvalorando la preghiera che faccio e non lasciandola astratta.

SECONDO: sciolgo il nodo del rancore, trasformando il ghiaccio del rancore in acqua potabile.
La mia preghiera mi dona forza assolutiva del negativo che c'è in me.

TERZO: trasformo attraverso la preghiera un sentimento di male (maledizione) in sentimento di bene (benedizione) applicando sull'altro il segno della preghiera.

QUARTO: esco da una preghiera volta al mio io, legata e logica, a una preghiera aperta all'altro e al suo bene, e alla sua serenità che si riflette poi come specchio in serenità su di me.

QUINTO: l'altro, da ostacolo, diventa occasione e prova per esercitarmi nella preghiera e nell'atteggiamento autentico della relazione, verso la volontà di comunione da parte mia.

SESTO: l'altro non è più visto come tale e diverso da me, ma come segno vicino a me, che mi mette in esercizio di fede.
Lo vedo non in se stesso, ma come segno di Dio per me.

SETTIMO: sono nella piena e perfetta sintonia con l'agire di Dio nei confronti di me e dell'altro, in retta coscienza e in purezza di volontà.

OTTAVO: non guardo alla conseguenza sopratutto sull'altro (mi amerà, si scuserà,...?), ma constato le conseguenze positive sulla mia preghiera.

NONO: la mia preghiera è pienamente gratuita, senza condizioni e richieste e ricatti, nè a Dio, nè all'altro.

DECIMO: l'esercizio posto in atto rende viva e fluente, oltre che fruttuosa, la mia preghiera, che altrimenti sarebbe rimasta un atto puntuale, fatto e finito

ESERCIZIO DI PREGHIERA 7

 ...ULTERIORI CONSIGLI...


........................

ULTERIORI CONSIGLI e RACCOLTA DI METODI
DEI MAESTRI DELL'ESICASMO
Consigli di Niceforo

A coloro che non ottenessero accesso al luogo del cuore con i mezzi precedenti, San Niceforo l'Astinente dà questo consiglio: "La facoltà d'elocuzione risiede nella laringe.
Utilizzala dunque a ripetere incessantemente la preghiera di Gesù.
Al principio, l'attenzione vi resterà estranea: a poco a poco tuttavia l'intelligenza presterà ascolto alle parole, l'attenzione si fisserà su di esse; poi il cuore ne sarà commosso e la preghiera ti introdurrà da se stessa, senza sforzo da parte tua, nel suo santuario”.
Questa tecnica è essenzialmente differente dalle precedenti; scandalizza spesso coloro che ne sentono parlare, per ciò che vi è in essa di deliberatamente meccanico; come ammettere, come accettare, anche all'inizio, l'assenza cosciente e consentita di attenzione; come questa preghiera fatta senza prestarvi attenzione può essere o divenire un atto pio?
Noi ci troviamo qui di fronte al realismo senza reticenze dei Padri e alla loro straordinaria penetrazione: agli incapaci essi offrono una via che li condurrà alle più autentiche realizzazioni dello spirito ed essi sanno lottare contro ogni nostro nemico spirituale con le sue proprie armi: agli automatismi del pensiero, oppongono un automatismo che potrà vincere i suoi avversari, in quanto è ancora più semplice di loro; al concatenamento anarchico voluto dalle circostanze della vita di relazione, essi oppongono un ritmo autonomo poiché libera dall'ambiente colui che lo mette in moto, ma anche personale, poiché ognuno si sceglie il proprio e lo installa sui ritmi profondi del suo essere fisiologico e psicologico.
La nostra esperienza, pur così povera, malgrado la sua apparente complessità, non ci insegna forse che l'attenzione analitica del nostro intelletto, molto spesso, dissipa la concentrazione, ne spezza l'unità profonda, disperdendone 'lo sforzo su una moltitudine di oggetti? Invece la ripetizione monotona, ritmica, senza fretta e senza splendore, di una formula unica, breve ma possente in virtù delle rappresentazioni mentali che vi si legano e della Presenza reale di Dio, fa il silenzio nell’intelletto, unifica l'attenzione sul piano timico e realizza in fin dei conti la piena concentrazione.

È da questa esperienza che è nata l’ORAZIONE GIACULATORIA.


CONSIGLI DI TEOFANE IL RECLUSO
Teofane il Recluso, nei consigli che dà a chiunque voglia intraprendere là vita spirituale, insegna che una delle, condizioni 'indispensabili al successo è di non ammettere mai il lasciar andare corporeo: " Sii, egli dice, come una corda di violino regolata su di una nota giusta.
Senza illanguidimento nè tensione : il corpo eretto, le spalle in giù, il, portamento della testa comodo, la tensione di tutti i muscoli orientata verso il cuore”.
È particolarmente interessante notare il giudizio che dà questo grande maestro di vita interiore sui metodi classici dell'esicasmo.
Essi sono, egli dice, in sostanza, il frutto e la prova di una esperienza spirituale autentica.
Hanno portato ad una conoscenza preziosa delle regole e delle vie della vita interiore, e hanno mostrato in particolare con evidenza l’importanza della dignità del corpo fin da questa vita nell’opera della salvezza e nella via di unione.
"Tuttavia, in regola generale essi sono divenuti superflui sotto il loro aspetto athonita, e costituiscono un pericolo per i novizi senza maestro poichè potrebbero soppiantare in essi l'opera spirituale stessa e indurli a prendere per carismatici stati naturali divenuti inabituali per noi.
Le tecniche classiche possono tuttavia, secondo lui, essere consigliate a coloro il cui cuore si è disseccato e chiuso nel formalismo dei riti e delle regole, e che non conoscono più che la forma senza vita della religione.
La concentrazione dell'attenzione al cuore, per tutto ciò che comporta come ripercussioni somato-psichiche può far loro ritrovare l'emozione naturale e la vita, e condurli, - sotto una direzione molto sicura, - ai sentimenti appassionali della vera vita interiore.
É necessario dire una volta di più che 'tutte queste tecniche non costituiscono la vita in Dio, come non lo sono nemmeno la preghiera e la meditazione: esse fanno parte di una ricca ascesi liberatrice che abbraccia tutto l'essere e che è per natura negativa.
Quando l'attenzione è stata unificata nel luogo di perfetta concentrazione e pronta a ricevere e ad elevare la sua preghiera, allora soltanto comincia l'opera spirituale.


Metodo di Giovanni Climaco

Senza alcun dubbio, fra tutti i metodi il primo posto spetta a quello raccomandato da Giovanni Climaco.
Tale metodo, infatti, è particolarmente pratico e non presenta alcun pericolo: è necessario e addirittura indispensabile per l'efficacia della preghiera; esso è alla portata di tutti i cristiani che vivono con pietà e cercano la salvezza, siano essi monaci o laici.
Giovanni Climaco, grande guida dei monaci, parla di tale metodo in due punti della sua Scala che conduce dalla terra al cielo: nel gradino che tratta dell'obbedienza e in quello sulla preghiera.
Il fatto stesso che egli esponga il primo metodo nel capitolo consacrato alla dottrina riguardante l'obbedienza dei monaci cenobiti, mostra chiaramente che esso è concepito anche per i monaci.
L'esposizione di tale metodo è poi ripresa nel lungo capitolo consacrato alla preghiera, dopo le istruzioni concernenti gli esicasti; è rivolta quindi anche ai monaci più avanzati nel cammino spirituale.
Lo ripetiamo: il suo grande merito consiste nel fatto che esso dà piena soddisfazione evitando qualsiasi pericolo.
“Rinchiudi il tuo pensiero nelle parole”
Nel gradino sulla preghiera Giovanni Climaco dice: “Sforzati di ricondurre o esattamente di rinchiudere il pensiero nella preghiera.
Se, dato il suo stato d’infanzia, il tuo pensiero viene a mancare e si disperde, riconducilo.
La mente tende all'instabilità. Ma colui che mette ordine in tutte le cose può darle stabilità.
Se tu perseveri in questa attività e la custodisci costantemente, colui che stabilisce in te dei limiti al tuo mare verrà e le dirà durante la tua preghiera: “Fin qui giungerai e non oltre”(Gb 38.11). Non è possibile legare lo spirito; ma là dove si trova il creatore di tale spirito, tutto si sottomette a lui".
La fase iniziale della preghiera consiste nel respingere i pensieri fin dal loro nascere, mediante la preghiera; la fase centrale si ha invece quando la mente rimane esclusivamente nelle parole pronunciate vocalmente o mentalmente; il coronamento, infine, è il rapimento della mente verso Dio.
Nel gradino sull'obbedienza, Giovanni afferma: "Lotta costantemente con il tuo pensiero e fallo ritornare a te ogni volta che prende il volo.
Dio non esige dai novizi una preghiera totalmente libera dalle distrazioni; non affliggerti se derubato, ma resisti e fai costantemente ritornare la mente verso di te.

Pregare con attenzione

Il metodo esposto qui consiste nel pregare con attenzione, sia che lo si faccia vocalmente che mentalmente.
Quando si prega con attenzione, il cuore non può estraniarsi, come ha detto Marco l'Asceta: "La mente che prega senza distrazione rende il cuore contrito".
Così, dunque, colui che prega secondo il metodo esposto da Giovanni Climaco pregherà con le labbra, con la mente e con il cuore; e chi avrà progredito in questo modo di pregare possiederà la preghiera della mente e de cuore e attirerà su di sé la grazia divina, come si può vedere dalle parole del grande maestro dei monaci.
Che desiderare di più?
Nulla, certamente.


L'insegnamento di Serafim di Sarov

Il beato starec e ieromonaco Serafim di Sarov prescrive al principiante, in conformità a un costume già stabilito nel "deserto" di Sarov, di dire incessantemente la preghiera: "SIGNORE GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME, PECCATORE".
"Durante la preghiera", insegna lo starec, "sii presente a te stesso, cioè raccogli la tua mente e uniscila alla tua anima. All'inizio, per uno o due giorni o anche più, fa questa preghiera con la sola mente, staccando le parole e fissando la tua attenzione su ciascuna di esse in particolare.
Quando il Signore riscalderà il tuo cuore con il calore della sua grazia e unificherà il tuo essere in un solo spirito, questa preghiera si metterà a sgorgare in te incessantemente: essa sarà sempre con te e ti porterà gioia e nutrimento".
E' proprio questo il senso delle parole pronunciate dal profeta Isaia: 'La rugiada che è con te è guarigione per loro' (Is 26.19). [...] Taci, custodisci costantemente il silenzio, ricordati sempre della presenza di Dio e del suo Nome. [...] Quando sei seduto a tavola [...] sii attento a te stesso e nutri la tua anima con la preghiera".


Il metodo suggerito da Nil Sorskij

Nil Sorskij prescrive di far silenzio interiormente, proibendo a se stessi non soltanto di pensare a qualcosa di peccaminoso o di vano ma anche a qualcosa di apparentemente utile o di spirituale.
Invece di pensare, bisogna guardare incessantemente nelle profondità del proprio cuore e dire: "SIGNORE GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME, PECCATORE".
Si può pregare in piedi, seduti, coricati.
Coloro che sono robusti e in buona salute preghino stando in piedi; i deboli, invece, possono pregare anche stando coricati, perchè in questa preghiera l'ascesi spirituale prende il sopravvento su quella del corpo. Bisogna dare al corpo una posizione che procuri allo spirito ogni libertà per l'attività che gli è propria. Tuttavia, è da tenere presente che qui si parla del modo di agire dei monaci che, mediante un'ascesi corporale adeguata, hanno messo ordine nelle proprie inclinazioni corporali e che, in seguito ai progressi già compiuti, sono passati dall'ascesi del corpo a quella dell'anima.
Controllo del respiro
Nil Sorskij raccomanda di rinchiudere la mente nel cuore e di controllare, per quanto è possibile, il respiro, per non respirare troppo spesso. In altre parole, bisogna respirare molto adagio.
In generale, bisogna reprimere tutti i movimenti del sangue e mantenere il corpo e l'anima in uno stato di tranquillità, di silenzio, di adorazione, di timor di Dio; altrimenti l'attività propriamente spirituale non può manifestarsi in noi: essa lo fa quando tutti i movimenti e i ribollimenti del sangue si sono placati.
L'esperienza insegnerà che il controllare il fiato, cioè il respirare con minor frequenza e lentamente, contribuisce molto a farci entrare in uno stato di calma e a ricondurre la mente dal suo vagabondare.
" Vi sono molte opere virtuose", dice Nil, "ma sono tutte parziali; LA PREGHIERA DEL CUORE, invece, E' LA SORGENTE DI TUTTI I BENI: essa irriga l'anima come fosse un giardino.
Quest'opera, che consiste nel mantenere la mente nel cuore senza nessun pensiero, è estremamente difficile per coloro che non hanno imparato a praticarla; [...].
Ma quando l'uomo riceve la grazia, allora prega senza sforzo e con amore, perchè è da essa consolato.
Allorchè sopraggiunge l'attività della preghiera, essa attira a se la mente, la riempie di allegrezza e la libera dalle distrazioni.
Per abituarsi al metodo raccomandato da Nil Sorskij è molto utile combinarlo con quello di Giovanni Climaco e pregare senza nessuna fretta.


LA PREGHIERA DI GESU’ NELL'INSEGNAMENTO DELLO
STAREC AMVROSIJ DI OPTINA

Quando a un monaco viene consegnato il rosario, alla cerimonia della tonsura, ecco che cosa gli viene detto:
"Prendi, fratello, la spada spirituale che è la parola di Dio, la preghiera continua di Gesù.
Abbi sempre il nome del Signore nella tua mente, nel tuo cuore, nei tuoi pensieri e sulle tue labbra, dì costantemente:
"Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di me peccatore"
Queste parole mostrano come un monaco dovrebbe praticare la preghiera che è in grado di fare.
Ovviamente, sarebbe scomodo e pericoloso, per uno che non ha conseguito l'abitudine alla preghiera orale, imparare la preghiera mentale e, ancor più, la preghiera del cuore.
Tale persona cadrebbe nella tentazione del nemico.
Se non potete pronunciare la preghiera per intero, vale a dire tutte le parole della preghiera di Gesù, allora ripetete semplicemente "Gesù, Gesù".
Ciò non è vietato o rifiutato dai santi padri.
"Sconfiggete i vostri nemici con il nome di Gesù", dice Climaco.


Lo ieromonaco Doroteo

Lo ieromonaco Doroteo, asceta e autore spirituale russo, ha proposto un metodo eccellente per imparare la preghiera di Gesù: "Colui che prega con le labbra", scrive questo autore, "ma trascura la sua anima e non custodisce il suo cuore, fa salire le sue preghiere in aria, ma non verso Dio, e s'affatica invano, perchè Dio è attento allo spirito e allo zelo e non alla molteplicità delle parole. Bisogna pregare con grande fervore: con tutta l'anima, con tutto lo spirito, con tutto il cuore, con timor di Dio e con tutte le proprie forze. L'orazione mentale non permette di entrare nella cella interiore nè alle fantasie nè ai cattivi pensieri.
Vuoi imparare a praticare la preghiera della mente e del cuore?
Te la insegnerò.
Sta bene attento, amico e obbediscimi.
Per cominciare, devi dire la preghiera vocalmente, cioè con le labbra, la lingua e la voce, forte quanto basta perchè tu possa udire te stesso.
Quando le labbra, la lingua e i sensi saranno sazi della preghiera detta vocalmente, la preghiera vocale cessa e si comincia a dirla in un sussurro. Dopo di ciò si deve imparare a fissare costantemente la propria attenzione sulla zona della gola. Allora, a un segno, la preghiera della mente e del cuore comincerà a sgorgare spontaneamente e incessantemente: si presenterà da sè e agirà in ogni momento, durante qualsiasi attività e in qualsiasi luogo".


Nicodimo l'Aghiorita

Nikodemo indica anche altre invocazioni che il nous, raccolto nel cuore, può ripetere spontaneamente, come: "Gesù mio" (Iesou mou), "Gesù mio amato" (Iesou mou agapimene).
Oppure quando si sente oppresso o in pericolo: "Gesù mio aiutami", "Gesù mio salvami".
La formula dell'invocazione è quindi variabile, ciò che rimane invariato è la presenza del nome "Gesù".

ESERCIZIO DI PREGHIERA 6

 .6.


PREGHIERA MONOLOGICA PURA

Ai discepoli più avanzati nella vita esicastica, alcuni startsi consigliano, dopo attento discernimento, la pratica della "preghiera monologica" che consiste nella semplice ripetizione/invocazione del Nome santo: Gesù... Gesù... Gesù...
E' questa la vera preghiera monologica che, a seconda dei casi e del metodo seguito, può assumere diverse forme e varianti tecniche:

Prima variante:
PREGHIERA MONOLOGICA SEMPLICE
che può essere di due tipi:
- VOCALE
- MENTALE

Seconda variante:
PREGHIERA MONOLOGICA SINCRONIZZATA CON IL RESPIRO

A. SEMPLICE (con o senza trattenuto): si tratta di abbinare semplicemente il ritmo respiratorio nelle sue varie fasi con il Nome di Gesù
Possibile sequenza:
INSPIRAZIONE <> GESU'
(TRATTENIMENTO DEL RESPIRO <> GESU') – facoltativo
ESPIRAZIONE <> GESU'

B. MEDIATA: in questo secondo caso la precedente sequenza viene preceduta e favorita dalla "discesa della mente nel cuore" attraverso la fase di inalazione che favorisce un maggiore raccoglimento e permette di approfondire il contatto della mente con il cuore, secondo le indicazioni di Gregorio Sinaita. L'invocazione/grido interiore del Nome Gesù... Gesù... Gesù... viene emessa solo dopo aver stabilito questo contatto.

Terza variante:
PREGHIERA MONOLOGICA DIRETTA E SINCRONIZZATA COL BATTITO CARDIACO
Come per la preghiera di Gesù estesa ("Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore") si può:

A. Far discendere direttamente la mente/spirito nel "luogo del cuore" senza l'ausilio della fase inspiratoria e dare il via all'invocazione incessante del Nome di Gesù...

B. Far discendere direttamente la mente/spirito nel "luogo del cuore" (sempre senza l'ausilio della fase inspiratoria) e dare il via all'invocazione incessante del Nome di Gesù... accordandola però col battito cardiaco.
Questa modalità più avanzata e difficile richiede la capacità di "sentire" la pulsazione ritmica del proprio cuore (evidentemente in una situazione di isolamento, silenzio e buio) e di associare ad ogni battito il Nome o una parte del Nome.
Se si abbina il Nome intero di Gesù alla pulsazione, la ripetizione monologica diventa naturalmente più rapida rispetto alla tecnica basata sull'associazione del Nome santo alle fasi del respiro (essendo queste più lente nella loro durata e frequenza rispetto al ritmo cardiaco).
Si ha anche l'impressione che la preghiera diventi sempre più profonda, interiorizzata e silenziosa, più "collegata" col cuore. Quando parliamo di "preghiera del cuore" facciamo quindi riferimento, da un punto di vista antropo-fenomenologico, a tre elementi strettamente connessi:
- al trasporto di amore verso Gesù invocato, proveniente dal nostro cuore;
- al "luogo" dove avviene l'invocazione, il "centro spirituale" della nostra persona;
- ad un collegamento in qualche modo fisiologico del Nome santo alle pulsazioni del stesso cuore.
Il tutto espresso anche attraverso una postura fisica possibilmente "ripiegata" che favorisca l'unificazione di tutte le dimensioni della nostra persona (la mente, il corpo, l'affettività, la volontà, la vocalità esteriore o interiore) attorno al centro del Cuore-Nome.
Nulla vieta di integrare le varie tecniche presentate, iniziando, ad esempio, a far discendere la mente nel cuore con l'ausilio del processo inspiratorio per, poi, risiedere più stabilmente nel "luogo del cuore" e unificare mente, parola e battito cardiaco, lasciando scorrere la respirazione secondo un ritmo profondo e rilassato che favorisce e accompagna questa unificazione nel nostro centro.
Dopo anni di pratica e di ascesi sotto la continua direzione di un padre spirituale, e nei tempi e modi stabiliti dalla Sapienza divina, può avvenire, "per grazia", il "trapasso" del Nome di Gesù nella sfera fisiologico-corporea e lo "sprofondamento" di tutto il composto umano (corpo-mente-cuore) in una dimensione spirituale caratterizzata dall'unione trasformante con la Persona invocata (Gesù Cristo) e da uno scambio d'Amore che via via diventa sempre più intenso e indicibile.
E' la porta dell'estasi e del "rapimento" che prelude alla PREGHIERA PURA e ineffabile, intessuta solo di silenzio e beatitudine.
In questo stadio, i momenti estatici, non potendo essere "trattenuti" e prolungati oltre un certo limite, sono intrecciati, quasi racchiusi e avvolti in una PREGHIERA CONTINUA più lunga e spontanea che non richiede più sforzo, tecnica, volontarietà, in quanto è lo stesso Spirito deificante che mormora incessantemente come un ruscello nelle profondità del nostro essere, innalzando una lode perenne a Dio anche durante il sonno. Questo melodioso alternarsi di "preghiera continua" e "preghiera pura" - divina liturgia che si (ri)celebra sull'altare del nostro cuore - costituisce il massimo di felicità e di gaudio a cui un essere umano possa aspirare su questa terra, il Regno dei Cieli già pregustabile in questa vita.

ESERCIZIO DI PREGHIERA 5

 Preghiera del cuore mista


TECNICA MISTA
E' questa una tecnica più avanzata e difficile.
Consiste nella sincronizzazione di un certo numero di battiti del cuore con ognuna delle fasi della respirazione, e nell'adattamento, ad ogni battito del cuore, di uno dei termini della Preghiera di Gesù: "Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore ".
Anche su questa tecnica si trovano preziose indicazione nei Racconti del Pellegrino:
"Bene.
Allora immagina nella stessa maniera il tuo cuore e rivolgi ad esso i tuoi occhi, come se lo guardassi.
Ascolta attentamente con la mente i suoi battiti, l'uno dopo l'altro.
I santi Padri chiamano quest'operazione 'portare la mente dalla testa al cuore'. Quando ti sarai abituato a questo, comincia allora, sempre guardando interiormente il cuore, a far coincidere a ogni suo battito una parola della preghiera:
- Al primo battito dirai o penserai: "Signore;
- al secondo: Gesù;
- al terzo: Cristo;
- al quarto: abbi pietà
- al quinto: di me peccatore".
Dopo aver dato questo insegnamento, il Pellegrino dice ancora al cieco che lo ascoltava:
"Ripeti molte volte questo esercizio; per te sarà facile, perchè conosci già la preghiera del cuore e sei preparato ad essa.
Poi, quando ti sarai abituato anche a questo, comincia ad inspirare ed enspirare dal cuore tutta la preghiera di Gesù insieme con il respiro, così come insegnano i Padri.
- Inspirando devi dire o pensare: Signore Gesù Cristo;
- espirando: abbi pietà di me.
Ripetendo sempre più spesso questo esercizio, presto sentirai nel cuore un piacevole dolore, poi una specie di sensazione di sensazione di tepore.
E in questo modo, con l'aiuto di Dio, farai tua la dolce e spontanea preghiera interiore del cuore.
Ma sta bene attento a non coltivare figure o fantasie nella tua mente, chè i santi Padri raccomandano con forza di evitare la presenza di immagini nella preghiera interiore, e questo per non cadere in tentazione."
Queste raccomandazioni sembrano apparentemente rimandare alla tecnica semplice di sincronizzazione con le fasi di inspiarzione-espirazione che abbiamo descritto all'inizio; ma riflettendo attentamente scopriamo che rispetto alla tecnica semplice da noi indicata c'è un elemento in più: il raccoglimento nel cuore.
Questo la pone quindi tra le forme più avanzate e complesse che integrano l'attenzione, la postura, il respiro, la mente, il cuore e la preghiera di Gesù.